campicolorati

"Per diventare persone complete dobbiamo percorrere molti sentieri; per possedere davvero qualcosa è necessario prima di tutto dare. Non si tratta di un controsenso: solo chi condivide le proprie multiple e diverse capacità, la propria vera amicizia, il senso di comunità e la conoscenza della terra, sa di essere al sicuro ovunque vada." (Bill Mollison)

corso agricoltura sinergica - lesson #2 - 14 marzo 2010


Domenica mattina: con 'e steche sui oci' ovvero pali della luce per tener aperti gli occhi dopo una notte di...ehm...difficile, tiro su le tapparelle, comunque felice: oggi si continua con l'orto!strofino gli occhi: niente. insisto fino a farli diventare rosso violaceo, niente: non si vede niente. Nebbia. Tra le tante calamità più o meno naturali, c'è chi ha El Nino: noi abbiamo El Caigo. Ma nemmeno lui ci fermerà.

Ci ritroviamo quindi nel nostro bellissimo sito sperimental-botanico e dopo nuove presentazioni (oggi siamo davvero tanti!) si parte con un riepilogo puntata precedente e punto della situazione.
Ci sono tante cose da fare: semina 'effettiva', compost, impianto irrigazione, pacciamatura, tutori e trapianti, ma è chiaro che in una giornata è impossibile, per quanto le presenze siano numerose, fare tutto.
Si comincia con una sana parte teorica per attivare i cervelli: si parla di humus e  di letame, che non andrebbe interrato perchè sottoterra continua comunque la sua decomposizione, e i processi anaerobici sviluppano più patogeni. Il compost appoggiato in superficie, ad imitazione di un sistema naturale come il bosco, in cui le foglie cadute non penetrano nel terreno, permette che si crei un ecotono, ovvero equilibrio della microfauna.
Mattia ci spiega anche a grandi linee, poi vedremo nel dettaglio, come impostare e realizzare l'impianto di irrigazione.

Per la semina discorso a parte: se ne riparla la prossima volta, perchè c'è un progetto che riguarda il recupero di semi 'in via di estinzione' e merita un approfondimento maggiore.
Un accenno alla pacciamatura, con riferimento ad una progettazione permaculturale degli spazi, in cui 'niente è a caso': pacciamare può diventare 'minimamente indispensabile' nel momento in cui l'orto si trova in prossimità della casa. In questo caso, infatti, l'interazione con esso potrebbe essere più assidua e diventerebbe più facile intensificare la presenza delle varie specie botaniche utili. Più il terreno dell'orto è occupato da piante, meno bisogno c'è di pacciamatura.

Una spiegazione generale sui tipi di terreno e su come effettuare un carotaggio 'casalingo' : si prende in considerazione un quadrato di terra di circa due spanne di lato, si va circa fino a 40 cm di profondità, si diluisce in acqua e a decantazione ultimata si potrà osservare un deposito tipo questo (la fantasia mi assiste...):


e si potranno valutare le percentuali approssimative dei vari elementi, quindi individuare il tipo di terreno.

Questo per la parte puramente teorica: è ora di mettersi al lavoro.

Gran parte della giornata sarà dedicata, per quanto mi riguarda, alle compostiere già qui presenti da circa un anno. Ho detto che non l'avrei fatto, perchè dopo una giornata in loro compagnia non c'è tutta questa voglia di rivederle, però....metto la loro foto..no, non mi riferisco alle 'zitelle delle Zitelle', ma alle decine e decine di larve bianche a C che, ho scoperto oggi, potrebbero essere stadi giovanili di Coleotteri, della Cetonia Aurata per la precisione. Ma non sono un'entomologa, il mio stomaco non me lo permetterebbe mai...magari si tratta di tutt'altro!


Ecco, portata la prova documentaria di queste abitanti di compost, passiamo oltre.
Si comincia togliendo gli strati superficiali di ramaglie e erba secca, che serviranno poi per ricostituire la compostiera.


Sotto questo primo strato troviamo il compost, un pò freddo ma dall'odore maturo, non pungente, e con rete di ferro e badili si procede al setaccio, che ci impegna anche al pomeriggio


La compostiera verrà poi rimessa in opera da zero, partendo da strati di rami di circa 2-3 cm di diametro, per poi sovrapporne di sempre più sottili: questi strati, alternati alla materia organica, che va sempre coperta, proteggono dall'evaporazione e tengono lontani gli insetti. Non aggiungere mai terra, perchè tende a compattare e non si decompone!La compostiera ex novo:


Il compost ottenuto, viene poi sparso in strato abbondante sulla superficie piana dell'orto sinergico, che durante la settimana è stato prima denudato dal vento dei cartoni e delle zolle e poi una tempesta di neve ha fatto il resto. Come si dice, cornuto e mazziato...Ma è sopravvissuto.











ed eccolo al completo:


Quindi pausa pranzo. Come in ogni tribù, ci sono le raccolgitrici...


...e ci dovrebbero essere i cacciatori. Vista la mancanza di fauna cacciabile, si sbranano i piatti...


La giornata viene arricchitta anche dalla realizzazione dell'orto istantaneo di patate, di cui Mattia ci aveva parlato la volta scorsa.
Cartoni fitti, in modo da non lasciare il minimo spazio per la luce:











poi una bella copertura a zolle, che qui abbondano, invece che a paglia, difficilmente reperibile a Venezia e comunque impegnativa dal punto di vista del trasporto


Per la prossima volta, restano tante cose da fare e imparare: la scelta dei semi, l'impianto di irrigazione, la pacciamtura, i tutori nell'orto sinergico. Poi la semina delle patate in quello istantaneo.
Per oggi è quasi finita: resta una lezione teorico-pratica di potatura di alberi da frutto. Un'arte e una scienza. Difficile esaurire l'argomento in poco tempo. Ciò che più mi rimane impresso è il modo di porsi nei confronti dell'albero. Sorridiamo un pò quando Mattia ci parla di Alex Shigo e di psicologia dell'albero, ma c'è qualcosa di 'umanamente naturale' nel decidere che la potatura va portata avanti fin dove si arriva senza supporti esterni, arrampicandosi, allungando le  braccia, togliendo il minimo, rispettando e capendo la volontà dell'albero, le sue insistenze. Mi sembra una sinergia, una 'cultura permanente' in cui , di nuovo, nulla è a caso e dove ad un minimo sforzo, ma ben pensato e valutato, corrisponde un grande beneficio.
Forse la vedo troppo poeticamente...ma non sarei qui se non credessi che c'è ancora un punto in cui uomo e natura possono avvicinarsi senza danneggiarsi.
Abbiamo voluto e dovuto addomesticare la natura. Ora, come dice il piccolo principe, ne siamo responsabili per sempre..
--

3 commenti:

noa ha detto...

mi commento da sola..o, meglio, fungo da sostituto di commento. il mio amico enrico mi fa notare che un ecotono è un ambiente di transizione fra due ecosistemi, quindi ho messo giù male la frase: spero di non ri-sbagliare, ma dovrebbe essere più corretto dire che la pacciamatura naturale del bosco diventa zona di transizione fra l'ambiente 'esterno' e il terreno.va bene così?!?famme sapè...

daniela ha detto...

ciao,
che bello il tuo blog,
come un diario in cui poter ritrovare momenti importanti di sentire comune.
Brava
ci vediamo alla prossima puntata in orto :)
daniela

noa ha detto...

grazie daniela!sto cercando di approfondire anche altri argomenti, sempre riguardanti la 'pachamama', per poi scriverne sul blog, ma non è semplice perchè la materia è tanta e il mio tempo, al momento, non molto purtroppo...ci vediamo in Aprile!!